FCA: Un esempio tra tanti di fuga di capitali dall’Italia

INFORMAZIONI E FATTI

In questi giorni si è acceso un ampio dibattito politico riguardante il prestito richiesto da Fca, la nota multinazionale italo-statunitense nata in Italia come Fiat. Fca Italy ha ancora sede in Italia ma ora è controllata dal gruppo Fca, una multinazionale che ha sede legale nei Paesi Bassi e fiscale nel Regno Unito. Fca Italy richiede la garanzia dallo stato italiano per un prestito di 6,3 miliardi alla banca Intesa Sanpaolo.

Questa richiesta è stata avvertita da molti come troppo pretenziosa dal momento che negli ultimi anni Fca ha dislocato sempre più attività al di fuori dello stato italiano. Inoltre, Fca Italy paga le tasse in Italia, ma la società a cui fa capo, il gruppo Fca ha sede legale nei Paesi Bassi e sede fiscale nel Regno Unito. Questa dislocazione rappresenta un’eccezione rispetto alle altre case automobilistiche europee e la situazione permette a Fca di avvantaggiarsi sia a livello di diritto societario che fiscale.

L’anno scorso Fca Italy ha fatturato circa 25,2 miliardi di euro, questo rappresenta un quarto del fatturato totale del gruppo Fca. L’azienda gioca un ruolo importante negli equilibri statali perché offre lavoro a circa 55 mila dipendenti diretti.

Stabilire quante tasse paghi FCA Italy nel nostro stato risulta difficile perché le stime vengono da fonti non chiare e i bilanci non sono trasparenti: secondo alcune versioni Fca Italy pagherebbe ogni anno 4 miliardi di euro, mentre altre stime indicano circa mezzo miliardo. Risulta chiaro che questi valori vengono manipolati a seconda della tesi che si vuole sostenere. Per sapere veramente quante tasse ha pagato Fca in Italia, e non solo Fca Italy, bisognerebbe essere in possesso di documenti dell’Agenzia delle entrate che però non sono resi pubblici.

Quello che possiamo verificare è il pagamento dell’Ires, cioè l’imposta sul reddito delle società. Dal Registro Imprese delle Camere di Commercio risulta che Fca Italy l’anno scorso ha pagato nel nostro paese zero euro perché ha chiuso l’esercizio in perdita fiscale.

Oltre alle imposte dirette, ci sono poi anche le imposte indirette come l’iva che però ricade sul consumatore finale, e l’imposta sul personale: in questo caso l’azienda si sostituisce al fisco trattenendo dagli stipendi la somma che poi versa allo stato. Da questi ultimi versamenti è possibile ricavare le somme pagate per i dipendenti di Fca Italy: risulta che nel 2019 Fca Italy ha versato di Irpef una stima approssimativa tra i 230 e i 430 milioni di euro.

Emanuele Felice, responsabile economico del pd, ha di recente avanzato la richiesta di pubblicare i country by country report: si tratta di una rendicontazione delle multinazionali di ogni paese. Per Felice questi documenti permetterebbero di valutare una “responsabilità fiscale complessiva” di tutte le multinazionali; questi bilanci infatti vengono trasmessi alle rispettive Agenzie delle entrate ma non sono resi pubblici: essi sono importantissimi perché forniscono informazioni circa la distribuzione dei profitti, delle tasse pagate ecc. In questo modo sarebbe possibile se concedere o meno le garanzie. La pubblicazione dei country by country report permetterebbe anche di ottenere maggiore trasparenza circa l’attività delle multinazionali.

Negli ultimi anni in Europa è passata più volte la proposta di rendere obbligatoria la pubblicazione dei country by country per le multinazionali con un fatturato superiore ai 750 milioni di euro ma questa iniziativa non è stata mai accolta. L’accordo è stato vanificato dall’opposizione dei paesi nordici come Svezia, il Lussemburgo e l’Irlanda. Tra le motivazioni più addotte per non adottare questo sistema è che con la pubblicazione di tali documenti sarebbero svelati i segreti commerciali delle aziende e dunque cadrebbe la competitività delle stesse.

OPINIONI

Una delle argomentazioni a favore della garanzia statale al prestito è che Fca Italy paga le imposte nel nostro Paese ed è in generale più che lecito aiutarla.Oltre a questo bisogna considerare che Fca Italy impiega migliaia di dipendenti in Italia e genera altre attività economiche.

Tuttavia dal quadro riportato risulta evidente una carenza a livello normativo non solo italiana ma internazionale. Nell’incertezza in cui opera il mercato globale l’Italia dovrebbe tutelarsi da multinazionali che non adottano trasparenza e che dislocano le loro sedi in più nazioni. Questo si rende indispensabile per più motivi:

1-Il primo motivo è che con questo sistema si agevolano le multinazionali estere a discapito di quelle italiane. Le multinazionali vanno a cercare condizioni più vantaggiose all’estero e una volta trovate entrano in concorrenza sleale con quelle rimaste sul territorio italiano perché le condizioni di partenza non sono più uguali. Per esempio non sono più equiparabili i costi del personale, delle tasse, e del pagamento delle materie prime. Di conseguenza le aziende che rimangono sul suolo italiano vengono messe nelle condizioni di non poter competere con quelle estere.

2- Il secondo motivo è rappresentato dalla necessità di trattenere nel nostro suolo le attività e avere un maggiore controllo su esse. Agevolando la fuoriuscita di aziende perdiamo autosufficienza e siamo destinati a dipendere per le forniture dagli stati esteri. Fino a poco tempo fa questo discorso sarebbe parso troppo nazionalista, la recente crisi sanitaria ha però reso evidente a tutti la necessità di poter contare su risorse proprie.

3- La nostra forza lavoro si impoverisce. Le aziende italiane, dovendo competere con quelle estere non sono in grado di far fronte ai costi per poter sostenere una concorrenza tanto agguerrita. Di conseguenza per poter sopravvivere devono adeguarsi alla concorrenza: se la manodopera estera costa poco, allora anche la loro deve subire dei tagli. I nostri stipendi in pochi anni si sono dimezzati, questo è in parte anche grazie alla forte concorrenza proveniente dagli stati extraterritoriali.

In conclusione, finché lo stato Italiano non si cautelerà con apposite normative dalla invadenza delle multinazionali estere o comunque dislocate su più territori farà soffrire quelle poche che sono rimaste sul suo suolo e costringerà i suoi cittadini a entare in competizione con le condizioni di lavoro adottate in altri paesi come la Cina. Bisogna sottolineare però che paesi come quello asiatico hanno stipendi più bassi ma un costo della vita decisamente inferiore rispetto al nostro, da ciò consegue che lo svantaggio ricade unicamente sui lavoratori italiani che sono costretti a ridimensionarsi e a sacrificare i precedenti stili di vita a cui erano abituati.

FONTI:

PAGELLAPOLITICA

PAGELLAPOLITICA2

REPUBBLICA

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