Riaperture: la Lombardia è il tallone d’achille

INFORMAZIONI E FATTI

Da lunedì 18 maggio molti allentamenti cadranno e parrucchieri, negozi e ristoranti potranno riaprire la loro attività. Dal 18 ci si potrà spostare liberamente all’interno della propria regione e cadrà l’utilizzo dell’autocertificazione all’interno dei confini regionali; per spostarsi invece al di fuori sarà ancora necessaria la compilazione. Ciò non significa che verranno meno molte precauzioni e linee guida, rimarrà infatti l’obbligo di indossare le mascherine, l’obbligo della misurazione delle temperature sia dei dipendenti che dei clienti oltre che il rispetto della guida Inail.

A destare maggiore preoccupazione al momento è la regione Lombardia che al 15 maggio registra un totale di 84.119 casi dall’inizio dell’epidemia; i positivi si assestano sui 27.746 casi e solo ieri i nuovi casi sono ammontati a 299 nonostante le misure di contenimento adottate.

Si prevede che lunedì 18 torneranno a lavoro circa 700.000 lombardi, che sommati ai precedenti saranno circa 2,7 milioni.

Linea verde di Milano il 16-5-2020

OPINIONI

La Lombardia nonostante le misure adottate rimane una sorta di “polveriera” pronta a riesplodere. A destare maggiore preoccupazione è la città di Milano dove le misure di distanziamento sociale saranno più difficili da applicare: siamo di fronte a una città densamente popolata e che registra un deficit nelle risorse abitative rispetto alla reale richiesta. Oltre a questo Milano è al centro di numerosi scambi economici e culturali ed è impossibile per il lungo periodo poter applicare una reale condizione di isolamento, pena la perdita di terreno a livello internazionale. Nonostante il lockdown sia iniziato il 10 marzo siamo ancora lontani dall’azzeramento dei contagi. A mostrare i limiti di questa regione si aggiunge anche la pesante accusa di Selvaggia Lucarelli che riporta:

“Non so se è chiaro cosa sta succedendo in Lombardia ma la situazione è la seguente, ed è ufficiale:
– se hai sintomi non gravi non ti fanno il tampone, anche se il medico di base ti segnala ad Ats per la richiesta di un tampone. E questo lo sappiamo fin dall’inizio. […]
– dunque, la conclusione surreale è che: se sei sospetto Covid perchè ti segnala il medico di base ad Ats e Ats dà il via libera al tuo tampone, ne hai diritto gratuitamente. Se la segnalazione del medico di base cade nel vuoto e tu da persona responsabile fai un test che risulta positivo e che quindi checchè ne dica Gallera indica comunque che sei entrato in contatto con il virus, il tampone TE LO PAGHI. Sembra quasi una punizione per esserti ostinato da solo, nonostante la sanità lombarda non fosse d’accordo, di scoprire la tua positività. Li abbiamo implorati per mesi, ‘sti tamponi, ce li hanno negati, ora ci obbligano a farli a pagamento.[…]”

Oltre al sinistro sistema di rilevamento della positività nella popolazione locale che fa presagire un numero più elevato di infetti rispetto a quelli registrati, anche la risposta sanitaria data dalla regione è stata deludente: eclatante è stato l’enorme spreco rappresentato dall’ospedale in Fiera costruito in tempi record e costato la cifra pazzesca di 21 milioni di euro, ricavati grazie alle donazioni di privati. Questa imponente opera, nonostante i manifesti esultanti che l’hanno inaugurata, si è rivelata un autentico spreco: una struttura inutile che non ha accolto le centinaia di persone previste ma solo 10. E nel frattempo gli altri ospedali lombardi scarseggiavano di risorse e di protezioni di prima necessità.

La Milano che al momento si prospetta non è la stessa città di qualche mese fa, ma se dal 18 si tornasse ai ritmi precedenti sarà veramente difficile che le distanze di sicurezza verranno rispettate e i casi saranno sicuramente destinati a risalire. Questo problema non interessa solo il capoluogo lombardo, ma tutta la regione, perché gli scambi tra centro e periferia sono frenetici e dovuti ai tanti pendolari che quotidianamente si spostano sull’intero territorio.

FONTI

ILGIORNO

SKYTG24

OPEN

MILANOTODAY

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