Le attività nere che aspettano di essere legalizzate

INFORMAZIONI E FATTI

In Italia abbiamo diverse zone di ombra che aspettano di essere legalizzate. Se da un lato l’eticità rappresenta uno scoglio non facilmente aggirabile, per uno stato che si finge bigotto, dall’altro lato è opportuno riscontrare che il lavoro nero, che coinvolge attività come lo spaccio di droga e la prostituzione, restano comunque ampiamente praticate anche senza l’avvallo statale.

Urge una precisazione: in Italia lo scambio di servizi sessuali con pagamenti è legale, ma risultano illegali quelle attività che ruotano intorno come il favoreggiamento, lo sfruttamento e l’organizzazioni in luoghi preposti. Dal 1958 con la legge Merlin in Italia si ha avuto l’abolizione delle case di tolleranza.

Per quanto riguarda invece le droghe, queste in Italia sono illegali. Tuttavia è da precisare che è lecito e consentito un uso personale (senza però che questo utilizzo determini altre condotte dannose tipo un incidente stradale) mentre è severamente vietato lo spaccio. Diverso il caso della droga utilizzata per fini terapeutici che in Italia è consentita.

OPINIONI

Compito dello stato è aprire gli occhi e riconoscere quello che si verifica sul suo territorio. Attualmente abbiamo nella nostra nazione migliaia di spacciatori e di prostitute che esercitano il loro lavoro senza alcuna regolamentazione. Per lo stato è doveroso riconoscere l’esistenza di queste categorie di persone e regolamentarle per due precisi motivi:

  1. prendere in carico la gestione di attività che attualmente sono ricoperte dalla mafia e ottenere gli introiti legati ad attività che comunque si esplicano, anche senza la sua autorizzazione
  2. controllare e tutelare la salute e il benessere dei propri cittadini.

Se lo stato guadagna da queste attività significa togliere soldi ad organizzazioni criminali che altrimenti finirebbero in un immenso calderone nero. La regolamentazione oltre a controllare questi flussi di denaro permetterebbe anche di rendere questi “soldi sporchi” utili per il benessere sociale collettivo.

Oltre all’aspetto economico è da constatare che attività controllate sono anche più sicure: per esempio si potrebbe in questo modo avere accertamenti sullo stato di salute delle prostitute e garantire loro cure mediche adeguate nonché essere sicuri che esse sono psicologicamente adatte e liberamente consenzienti. Nel caso delle droghe invece una gestione statale consentirebbe di verificare la qualità e composizione delle sostanze vendute.

Un’altro aspetto che emerge è dunque che la legalizzazione permetterebbe anche di tutelare i consumatori, oltre all’aspetto sanitario e qualitativo potrebbero essere imposti dei limiti di età: attualmente al consumo di droga e prostituzione possono accedere anche minori e queste categorie essendo fasce deboli e facilmente influenzabili devono essere adeguatamente tutelate dallo stato.

FONTI

L’ESPRESSO