Quelle morti silenziose in tempi di pandemia

INFORMAZIONI e FATTI

La diffusione del covid-19 non ha causato solo morti dovute ai contagi, ma sta allargando anche il numero delle vittime che si sarebbe potuto evitare in tempi di normalità. Sia in Italia che nel mondo questa situazione di incertezza, di precarietà e anche di forzata reclusione ha messo a dura prova tutti noi, alcuni però non hanno retto e l’emergenza è stata per loro fatale.

In Italia abbiamo avuto diverse segnalazioni, per esempio quella che ha riguardato 3 infermiere (una di Piave a Jesolo, l’altra di Monza e l’ultima di Milano) che non reggendo la pesantissima pressione psicologica si sono tolte la vita. Ha inoltre tentato il suicidio anche una infermiera di una RSA lombarda che fortunatamente è stata fermata.

Anche gli anziani hanno sofferto la situazione, l’isolamento è costata la vita a un anziano di Savona che per la solitudine si è gettato dalla finestra.

Risale a pochi giorni fa anche la notizia che Antonio Nogara, imprenditore di Napoli si è suicidato impiccandosi nel capannone della sua azienda a 58 anni lasciando una lettera per la moglie e per la figlia. Era da poco rientrato a lavoro dopo la quarantena ma era già da lungo tempo angosciato per il lockdown. L’azienda di famiglia che si occupava di mobili e di allestimenti per negozi non risultava in crisi, perché era solida, ma la paura di non poter gestire la crisi, di non poter rispondere alle richieste dei dipendenti, deve aver preso il sopravvento.

Oggi giovedì 7 maggio si ha la notizia di un altro suicidio di una giovane donna di circa trent’anni a Orvieto che si è gettata dalla fortezza dell’Albornoz.

OPINIONI

La crisi globale ha esasperato difficoltà che erano già preesistenti, solo che prima o non venivano sentite oppure erano deliberatamente ignorate. Le vittime più esposte sono in primis le più deboli e quelle che soffrono una condizione di isolamento.

Nel caso delle infermiere la loro reazione è stato un gesto di disperazione anche dovuto alla scarsa organizzazione e investimento nel settore sanitario degli ultimi anni. Da anni la sanità sta subendo tagli, inoltre i ritmi di lavoro per gli operatori sanitari risultavano già stressanti ancora prima dell’inizio della pandemia.

L’isolamento degli anziani invece è frutto di una società che negli anni diventa sempre meno inclusiva e tende alla famiglia mononucleare. Gli elevati costi di una badante oppure di una struttura preposta sono spese non alla portata di tutte le famiglie.

Infine il caso dell’imprenditore: anche se i suoi problemi sembra siano legati più alla depressione che a questioni finanziarie, la vicenda fa emergere le enormi difficoltà dell’imprenditoria italiana. La crisi ha messo in ginocchio molte aziende e solo pochi settori sono stati capaci di reinventarsi aggirando il problema causato dal coronavirus. Per tutti gli altri urge una pronta e ferma risposta assistenziale.

FONTI:

CORRIERE.IT

NAPOLIREPUBBLICA

ORVIETOSI

CORRIEREADRIATICO

ASSOCARENEWS

ASSOCARENEWS2