Perché nel ’68 i giovani protestavano e oggi invece no

La situazione dei giovani in Italia è drammatica, tuttavia nonostante i numerosi segni di disagio e di intolleranza questi ultimi non intraprendono alcuna protesta di rilevanza nazionale. L’unica protesta giovanile che ha fatto molto parlare di sé degli ultimi anni è quella del movimento delle sardine che però è caduta irrimediabilmente nel dimenticatoio, e oltre a ciò, nonostante la giustezza delle loro richieste il movimento non si è incentrato sui problemi più urgenti di questo paese. Eppure gli argomenti e le condizioni per iniziare una vera e propria rivolta ci sono, tra i molti motivi potrebbero esserci:

  • la precarietà lavorativa
  • un minimo salariale dignitoso
  • il sistema dello stage che si traduce in sfruttamento
  • il diritto allo studio
  • il lavoro nero degli immigrati
  • la non legalizzazione delle droghe e della prostituzione
  • il fenomeno dell’emigrazione di molti studenti italiani all’estero per avere stipendi più adeguati al loro ruolo

E molti altri temi. Insomma le questioni non mancano dato che i diritti dei giovani e dei lavoratori in generale negli ultimi anni si sono ridotti sempre più. Tuttavia tutti i movimenti di rivolta fino ad ora intrapresi sono stati timidi e hanno avuto una scarsa forza ideale. Vorrei fornire delle considerazioni personali sul perché i giovani di oggi non lottano per i propri diritti.

DISTRAZIONE DI MASSA CHE NON FA GUARDARE AI REALI PROBLEMI DELLA POLITICA

I media ci hanno abituato a vedere le notizie da lontano. Di conseguenza è presente un distacco tra chi crea l’informazione e chi la riceve. Oggi i problemi politici vengono poco sentiti e ci si limita a protestare sulla rete senza effettuare alcuna azione concreta. Si è convinti che quello che succede ad altri non succederà a noi. Inoltre ogni giorno siamo bombardati da informazioni, e non tutte le persone sanno o vogliono selezionare gli argomenti che sono veramente importanti. I fatti privati di una principessa, di un calciatore o di una modella diventano così notizie di scarso peso nazionale, che però distolgono l’attenzione dai reali problemi.

NON CREDONO DI AVERE DIRITTI

In un ambiente fortemente svalutante dove ti propongono contratti irrisori, il giovane si sente già un eletto solo per la fortuna di poter avere accesso a un lavoro. Figuriamoci poi se qualcuno alle prime armi si permette di contrattare sulla cifra dello stipendio, già sa che se rifiuta verrà sostituito da un’altra persona disposta ad accettare quelle condizioni.

ESASPERATO INDIVIDUALISMO

Oggi è stato cancellato il concetto di gruppo e di aggregazione. Si pensa che i problemi andranno risolti da soli e si ha poca fiducia nella solidarietà e nell’appoggio degli altri. Di conseguenza si pensa solo a lamentarsi non capendo che i nostri lamenti sono gli stessi degli altri.

FORTE COMPETIZIONE LAVORATIVA e PROFESSIONALE

A complicare il quadro di forte isolazionismo sociale interviene poi l’esasperata competizione sociale. I giovani di oggi crescono fin dall’infanzia non pensando di arrivare insieme a una meta, tendono invece ad essere in competizione uno contro l’altro. I modelli a cui facciamo riferimento non sono personaggi socievoli o che lavorano in squadra, oggi specialmente nel mondo del lavoro, ciascuno punta a fare da solo e se può meglio degli altri. Anzi spesso la persona sola è la persona più furba, che con la malizia riesce a scavalcare gli altri e superarli. Molti lavori incentrati sul profitto e sul risultato hanno poi l’effetto di annullare ogni sincera solidarietà all’interno dei gruppi. La stessa politica non ci offre un esempio di cooperazione, i partiti lottano e si delegittimano a vicenda senza darci una visione generale di collaborazione e amore per la patria.

TENDENZA AD AGGIRARE IL PROBLEMA

I giovani sono abituati a pensare che la condizione attuale sia la normalità e che questa condizione non possa essere cambiata. Per questo motivo molti di loro preferiscono emigrare all’estero scappando da una situazione che non gli piace. Se tutte quelle persone esasperate non ci avessero abbandonato, ma fossero rimaste qua per cambiare qualcosa, forse ora non saremmo al punto in cui siamo.

USCITA TARDIVA DAL NUCLEO FAMILIARE

Un’ altra considerazione non meno importante è che oggi l’età media di uscita dal nucleo familiare è molto tardiva. I giovani raramente abbandonano i genitori a vent’anni ma tendono invece a posticipare la data di uscita, che si sposta sempre più verso i trenta se non addirittura quarant’anni. Questo ritardo generazionale impedisce loro di acquisire una mentalità concreta e li preserva dall’affrontare le fatiche della vita con le sue reali difficoltà; di conseguenza essi non sentono sulla propria pelle le spese reali di tutti i giorni perché le scaricano sulle spalle dei genitori. Si tratta di un serpente che si morde la coda: i giovani non escono dal nucleo familiare perché non possono mantenersi economicamente da soli, dunque i giovani non si responsabilizzeranno mai né capiranno che è necessario ribellarsi a questo sistema.

Spesso le giovani generazioni vengono guardate dalle vecchie con cinismo e sospetto e a volte non vengono risparmiate loro molte critiche. Tra le accuse che gli vengono spesso rivolte sono quelle di passività e di incapacità di affermare le proprie ragioni. La mia considerazione è che la nuova generazione è lo specchio di quella precedente. Il mondo in cui i giovani sono cresciuti è altamente svilente e umilia quotidianamente la dignità del lavoratore. Ancora più dannoso è che questo sistema gli viene presentato come la normalità e per questo motivo faticano a comprendere quanto le attuali norme siano estremamente ingiuste e crudeli. La generazione precedente non ha creato le basi per poter godere di condizioni non dico ideali ma perlomeno accettabili. Purtroppo questi diritti non verranno mai riconosciuti finché non ci si renderà conto che qualcosa deve essere cambiato.