Continua la “rivolta dei promoter”

Dopo i fermenti della rete dei giorni scorsi (vedi l’articolo dove ne parlo qui) spuntano nuove iniziative prese da privati per regolamentare una cetegoria di lavoratori tutt’altro che tutelata dalla legge. Parlo ancora dei promoter, un lavoro il più delle volte precario che comporta tanti doveri e pochi diritti.

Nonostante sia un lavoro molto richiesto dalle catene e dalle aziende, utile soprattutto nei week end e nei periodi di forte vendita, questa professione continua a essere sottopagata e non tutelata come altri lavori. Non esiste per esempio la retribuzione delle ferie, la paga nei giorni di malattia e non esiste un’associazione di categoria.

Ora al centro del mirino sono gli stipendi. Questa categoria, oltre ad avere un salario basso, che si aggira mediamente intorno alle 6-7 euro all’ora per giorni festivi e feriali, riceve il suo stipendio solo 2 o addirittura 3 mesi dopo la prestazione effettiva del lavoro. Questa ingiustizia è piuttosto comune, pochissime agenzie che arruolano promoter pagano entro un mese dalla data di lavoro.

Per questo motivo è stata lanciata su change.org una petizione diretta al presidente Giuseppe Conte creata da Maria Bertolussi. L’obiettivo della petizione è quella di regolamentare la retribuzione del contratto a chiamata che deve cadere il 15 del mese successivo. Se siete d’accordo e volete contribuire al successo potete dare il vostro contributo firmando qui.