Quando criticare è più facile che fare

Come un simbolo di riconoscimento tutto made in Italy, come una stimmate indelebile che marchia e rende riconoscibile fin da lontano un miglio, ecco servita sul piatto d’argento una caratteristica tutta italiana che l’emergenza covid-19 ha messo completamente a nudo: parlo della fortissima rivalità esistente tra i partiti. Non un segno di solidarietà, non parole di approvazione e di sostegno, la forte gelosia e rivalità tra le varie fazioni non viene abbandonata nemmeno durante questa grave emergenza, anzi, l’enorme popolarità e consenso che i provvedimenti di Conte hanno suscitato nelle scorse settimane, ora gli costano l’assalto e l’assedio dei partiti rivali che non perdono l’occasione ora di fargli notare tutte le imperfezioni, tutte le mancanze avute nella gestione dell’emergenza.

Risulta facile parlare col senno del poi; dopo che gli eventi si sono verificati chiunque avrebbe potuto agire diversamente, fare di meglio. Ma eravamo sul baratro e non sapevamo che ci aspettava, non avevamo nessuno e Conte ha rappresentato una certezza e un sostegno che dallo schermo dei nostri televisori, cellulari e dispositivi ci dava sicurezza e indicazioni.

Questa improvvisa crescita di popolarità deve avere infastidito gli altri, quelli che restavano li in parlamento ma non erano sotto i riflettori, che fino a questo momento erano sempre rimasti puntati su di loro. Ecco dunque che negli ultimi giorni si sono susseguiti attacchi, insinuazioni, prese del parlamento di notte, raccolte di querele, tutte azioni volte a screditare la figura di un presidente del consiglio che ci ha accompagnato ad attraversare questa grave crisi definita come “la più grave dopo il secondo dopoguerra”.

Le critiche sono importanti e un parlamento che sia degno di tanto nome sarebbe senza senso se non ci fosse una opposizione capace, che fa notare falle e difetti dell’operato del governo. Tuttavia, un conto è criticare per cercare un miglioramento e una soluzione comune, un altro è criticare solo per il gusto di delegittimare.

Eppure in una occasione come questa sarebbe opportuno che i vari partiti deponessero le loro asce di guerra, si alleassero e si supportassero per trovare una soluzione comune. L’emergenza dovrebbe mettere da parte gli egoismi e la collaborazione dovrebbe superare la volontà di predominare e voler dirigere la situazione “come si vorrebbe che fosse”.

Viene dunque da pensare che la solidarietà che viene tanto sciorinata e abusata dalla bocca dei nostri politici è solo nei loro sermoni e non nelle loro menti. L’incapacità di abbandonare il centro della scena, tipico di molti personaggi che popolano i nostri schermi, e l’impossibilità di pensarsi non come singoli partiti ma come un tutt’uno, determinerà se non corretta, il fallimento della nostra ripresa.