La “rivolta dei promoter”: una categoria molto numerosa e poco tutelata

Avete mai sentito parlare di promoter? Si tratta di una categoria di lavoratori la cui attività rientra nel direct marketing e nelle vendite. Queste figure le incontrate solitamente nei punti vendita, oppure durante eventi e si occupano della promozione di prodotti o servizi.

Moltissime aziende si affidano a queste persone, oltre alla loro flessibilità lavorativa sono molti utili per promuovere o lanciare nuovi prodotti e permettono di attirare nuovi clienti.

Nonostante il lavoro possa rivelarsi piacevole e anche appassionante purtroppo questa categoria non gode di molti diritti e benefici che sono riservati ad altri lavoratori. Per questo motivo di solito questi lavori vengono scelti da studenti, mamme, persone che vogliono arrotondare, oppure persone che non trovando altro si adeguano alle date richieste.

Questa figura è particolarmente ricercata nei periodi di forte vendita come le date prima di Natale: in questi giorni le agenzie fanno una vera e propria gara per accaparrarsi tutto il personale necessario.

Dunque sono figure a cui viene chiesta flessibilità, professionalità e disponibilità a lavorare principalmente il sabato, la domenica e durante le festività.

I più fortunati godono solitamente di contratti continuativi e determinati mentre molti hanno un contratto di sola chiamata.

Si tratta a tutti gli effetti di un lavoro molto precario, che garantisce poche certezze, la quale solo un periodo di forte crisi come è il nostro potrebbe sfornare. Basti pensare che tutti i promoter che lavorano nel settore da data immemore dichiarano che una ventina di anni fa la categoria era molto più pagata, il sabato e la domenica venivano effettivamente pagati come giorni festivi (contro le 50 euro di oggi per 8 ore pagati come un qualsiasi giorno settimanale).

La scontentezza generale per un settore che offre per la maggior parte delle volte un lavoro intermittente e precario è esplosa ora con l’emergenza covid-19.

A farsi portavoce di questo malessere è il trentaduenne Alessandro Marongiu, di categoria promoter, nato a Guspini (Sardegna). Come molti suoi colleghi Alessandro si è ritrovato in piena emergenza senza stipendio e senza avere la sicurezza di poter accedere sia ai 600 euro che alla cassa integrazione in deroga.

Come gli altri, Alessandro si sente abbandonato dallo stato che ha lasciato l’intera categoria e settore senza nessuna precisata indicazione. L’agenzia di Alessandro, che è piemontese ha richiesto come tutte le altre la cassa integrazione in deroga, ma l’Inps ancora non ha dato una risposta e la domanda risulta così ancora in attesa.

Da questa difficile situazione è nata l’idea che Alessandro sta portando avanti attraverso il passaparola dai suoi profili social. La sua intenzione sarebbe quella di tutelare non solo la categoria dei promoter, ma anche quella degli hostess, dei merchandiser, dei consulenti fragranze, dei mistery ecc. cioè tutte quelle categorie che ruotano intorno al retail. La sua missione è quella di creare un rappresentante a livello nazionale di queste categorie. Solo con la creazione di un associazione che lui denomina Aliom (Associazione Lavoratori intermittenti occasionali e merchendiser) si potrà pensare di combattere per avere dei diritti anche per questi lavori che attualmente risultano scarsamente regolamentati dalla legge.

Alessandro invita tutti gli interessati e direttamente coinvolti a seguirlo sui suoi canali social, riferisce anche che lui insieme ad altri promoter e agenzie hanno inviato una lettera al governo per chiedere misure di sostegno per fronteggiare l’emergenza.

FONTI:

VISITANET

UMBRIAJOURNAL