Una storia di vero giornalismo

Il giornalismo racconta molti fatti, ma dietro ad ogni singolo articolo ci sono molte storie che molto spesso non ci vengono narrate e di cui spesso ignoriamo l’esistenza.

Quella del giornalista è sempre stata considerata una attività estremamente intellettuale ed avventurosa, tuttavia prima o poi bisogna abbandonare queste idee sognanti e ci si deve scontrare con la realtà della professione: molto spesso fare il giornalista/blogger non è per nulla esaltante e poco remunerativo . Il settore (come tutta l’editoria in generale) è attualmente in crisi e riconferma una tendenza del nostro tempo: ci sono molti scrittori e pochi lettori. Le varie testate sono assediate da aspiranti al ruolo che molto spesso o vengono brutalmente respinti, oppure assunti con contratti di stage o partita iva.

Tuttavia, in questo panorama desolante e un po’pessimista, emergono di tanto in tanto vicende straordinarie e oserei dire eroiche, storie di giornalisti che col loro lavoro hanno segnato il destino del loro territorio. L’amore e la passione per il proprio lavoro spesso superano tutte le difficoltà che si possono incontrare lungo il cammino; per alcuni il valore dell’informazione vale così tanto da perdere la vita.

Oggi vi racconterò una di queste storie, quella della giornalista e blogger Daphne Caruana Galizia, nata nel 1964 a Malta.

Daphne era una delle giornaliste più note di Malta, in passato aveva lavorato al Times of Malta poi aveva deciso di creare un suo blog personale. Si caratterizzava per una scrittura brutale e non esitava ad inimicarsi le persone pur di riportare i fatti. Divenne particolarmente conosciuta per le sue inchieste di corruzione ed evasione fiscale internazionale. La giornalista aveva ad un certo punto rivelato l’esistenza di una rete internazionale di società off shore e in seguito aveva denunciato il coinvolgimento di membri del governo di Muscat, arrivando persino ad accusare, con una serie di articoli, il coinvolgimento della moglie dello stesso Muscat.

Daphne Caruana Galizia era stata a lungo screditata e diffamata per i suoi scritti, ma dopo queste rivelazioni fu uccisa con dell’esplosivo messo nella sua auto il 16 ottobre del 2017. Nei giorni successivi la polizia di Malta riuscì a fermare alcuni soggetti coinvolti nel suo assassinio. Non fu trovato però alcun mandante.

Molte furono le pressioni a livello locale e internazionale per far si che l’omicidio della giornalista non rimanesse impunito.

Alla verità si risalirà solo due anni dopo con l’arresto del principale imputato, il facoltoso Yorgen Fenech che però scaricò la colpa su Keith Schembri, capo di gabinetto dell’ex primo ministro Joseph Muscat. Fu chiaro da quel momento che il governo era direttamente coinvolto e il presidente fu costretto a dimettersi nel dicembre 2019.

Questo episodio se pur tragico è stato nel suo genere ancora fortunato, attualmente nel mondo la maggior parte dei casi che coinvolgono l’uccisione di giornalisti non hanno ancora un colpevole e le vicende cadono, dopo i primi giorni di rumore, nel silenzio.

Per chi volesse approfondire l’argomento è disponibile il libro Di la verità anche se la tua voce trema, il libro scritto prima che la giornalista maltese fosse uccisa: Acquista qui su Amazon.

FONTI:

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euronews

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